Riconnessioni Installazioni land art Performance

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RICONESSIONI è il titolo dell’opera realizzata dall’artista Irene Russo in via Rua, a Valle Agricola: un groviglio di fili neri a cui sono appesi tanti fiori bianchi protagonisti all’interno della prima edizione del Festival “Un paese ci vuole”. In uno degli ultimi comuni del casertano, a quasi mille metri di altezza, l’artista avellinese ha portato la sua arte e la sua idea di accoglienza con un’installazione performativa dal titolo fortemente evocativo che vuole richiamare e racchiudere in sé lo spirito solidale ed accogliente del posto nel cuore pulsante del paese, passaggio di tutti e per tutti. Ad assistere ed aiutarla durante la preparazione e lo svolgimento dell’opera sono stati proprio i passanti e gli abitanti del vicolo, bambini, adulti e semplici curiosi che hanno lanciato uno sguardo, dato una mano, scambiato una chiacchiera o tagliato un filo ed in particolare gli anziani, colonna portante della comunità, che animati da un’iniziale ed innata diffidenza montanara si sono sciolti in un sincero stupore misto a gratitudine.

Il giardino sospeso presentato da Irene Russo, come lei stessa lo ha definito nel corso di una chiacchierata durante le giornate del Festival, è una sorta di cucitura fra le parti e le anime del borgo antico, una ricongiunzione astratta e geometrica che parte dal linguaggio della natura, protagonista indiscussa della sua opera fin dagli esordi, con la presenza dei fiori, altro elemento sempre presente nella sua poetica. Il fiore, simbolo di vita e di morte, di ciclicità dell’esistenza nel suo fiorire ed appassire, è qui appeso esattamente come i panni; l’artista stessa dice: “ho voluto rendere un atto privato come lo stendere i panni (qui rappresentati dai fiori) un atto pubblico, visibile a tutti, che legasse ed accogliesse i muri, le porte, per appianare ogni lite e divergenza senza vergogne”. L’omogeneità cromatica bianca dei fiori, simbolo della purezza e della vita, fa da contrasto con i fili neri, colore associato alla morte; un non voluto caos cromatico, una scelta quasi manichea snodata lungo i fili che per l’artista rappresentano una forma di scrittura, primo racconto umano, primigenio strumento di riscossa femminile, una scrittura aerea a cui noi umani diamo un senso e un significato.

L’artista afferma: “Io sono influenzata molto da quello che c’è intorno e la mia terra, pur con le sue problematiche impossibili da negare, mi ha dato e mi da tanto anche per le cromie e l’amore per la natura”. Il legame con la natura e l’attenzione ad essa infatti le derivano dalla sua origine irpina, che si porta dentro in ogni lavoro: la presenza del cielo e delle nuvole che si intrecciano con giochi di luce fra specchi e riflessi, ombre e tridimensionalità sono costanti nella sua opera e sono presenti in quello che è ormai un decennio di ricerca artistica, fra Land Art, sperimentazioni e ritorno a tela e  colori ad olio.

Così nasce Riconnessioni, un intreccio magico che vuole accogliere e avvolgere, al suo interno, il forestiero, l’ ”altro”, visti anche i fili molto bassi e le luci che, accese durante le ore notturne, creano una sorta di tridimensionalità, in modo da interagire maggiormente con l’ambiente circostante. “Una delle cose che io volevo nell’opera era accogliere lo straniero, e la possibilità che ho avuto, come straniera, di entrare nelle case, salire sui balconi e coinvolgere la gente comune è stata funzionale  all’opera. La forte interazione che il pubblico ha avuto con un oggetto quotidiano come un fiore, posto all’ingiù, ha dato vita ad un capovolgimento della percezione comune di quello stesso oggetto, e così una cosa ordinaria è divenuta straordinaria”, commenta l’artista.

Un’opera quindi vissuta e riuscita che ha contribuito enormemente al clima di riscoperta di cui il Festival per due giorni si è imbevuto, con un titolo che si sposa appieno con l’intento di riconnettersi alla terra, alle radici e a noi stessi.

 

 

Giulia Moscatiello

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Irene Russo italian contemporary painter